CONFINI / Architetture in scatola • DESIGN

30.11.2019

 

Premessa e brief:

 

Muovendo dalla “Scatola di Architettura”, progettata nel 1945 da Bruno Munari e ancora oggi edita da Corraini/Mantova, Alessandro Guerriero e Alessandra Zucchi hanno invitato, in occasione del quarantesimo anniversario dell’Associazione CAF, un certo numero di progettisti a disegnare la propria “architettura in scatola”. Tutti i progetti avrebbero dovuto prevedere una scatola, con coperchio superiore a scorrimento, di dimensioni 40x40xh.4 che contenesse al massimo 16 pezzi tagliati al laser o meglio, nelle poetiche parole di Alessandro Guerriero “micro-architetture abitative, ma forse gioielli ingranditi, forse monumentini in massello e forse geometrie tridimensionali, forse coperte da pitture policrome…tutte però esprimono miraggi, sogni, energie ma anche paure, perdite di tempo e memorie mancate”.

 

Ipotesi di progetto in forma di lettera:

 

caro Alessandro, ti mandiamo, Luca e io, una proposta per “Architetture in scatola” che, forse, non rispetta pienamente il tuo brief perché utilizza la scatola e soprattutto il coperchio come parti integranti del progetto. L’esigenza nasce dalla volontà di poter montare la propria “architettura” in modo più permanente, quindi simbolico, e non come un gioco di costruzioni: a questo punto la scatola (che non si saprebbe comunque dove riporre) diventa la base (piedistallo, platea, crepidoma) dell’architettura. Abbiamo scelto poi di lavorare con un unico tipo di “mattoni”, che in realtà, avendo sezione circolare, sono delle colonne. Tutte uguali, tutte verniciate di bianco. Con esse, nel numero massimo previsto, non solo si riempie la scatola, ma sono possibili, a seconda della diversa foratura del piano/coperchio, numerose configurazioni (più classiche, più geometriche, più minimali). Alla fine abbiamo privilegiato la configurazione a “muro”: un muro fitto di colonne invalicabili che ci sembra tristemente attuale. Insomma un CONFINE. Basterà però spostare una delle colonne rigidamente allineate nell’unico foro che abbiamo lasciato libero per creare un varco, una via di fuga, un principio di dialogo. Sperando che la realtà della vita possa, almeno qualche volta, assomigliare ai sogni degli architetti.

 

Introduction and brief:

 

Starting from the "Architecture Box", designed in 1945 by Bruno Munari and still produced by Corraini/Mantova, Alessandro Guerriero and Alessandra Zucchi have invited, on the occasion of the fortieth anniversary of the CAF Association, a certain number of designers to design their own "architecture in a box". All the projects should have included in a box, with a sliding top cover, of size 40x40xh.4 which will contain at most 16 laser-cut pieces or better, in Alessandro Guerriero's poetic words "micro-architecture, but perhaps enlarged jewelry, perhaps small monument in solid wood and perhaps three-dimensional geometries, perhaps covered by polychrome paintings ... all, however, express mirages, dreams, energies but also fears, wasted time and missed memories ".

 

Project hypothesis in a letter form:

 

dear Alessandro, we send you, Luca and I, a proposal for "Architectures in a box" which, perhaps, does not fully respect your brief because it uses the box and above all the lid as integral parts of the design. The need arises from the desire to be able to assemble ours "architecture" more permanently, therefore symbolically, and not as a game of constructions: at this point the box (which one would not know where to store anyway) becomes the base (pedestal, foundation, crepidoma) of the architecture. We then chose to work with a single type of "brick", which in reality, having a circular section, is a column. All the same, all painted white. With them, in the maximum number foreseen, not only does the box fill up, but numerous configurations (more classic, more geometric, more minimal) are possible, depending on the different perforation of the top/lid. In the end we preferred the "wall" configuration: a wall full of impassable columns that seems so sadly common to us nowadays. In short, a BOUNDARY. However, it will be enough to move one of the columns rigidly aligned in the only hole that we left free to create a gap, an escape route, a start of dialogue. Hoping that the reality of life can, at least sometimes, resemble the dreams of architects.

Data

Novembre 2019

 

Design

Marco Romanelli e Luca Ladiana per l’iniziativa “Architetture in scatola”

a cura di Alessandro Guerriero e Alessandra Zucchi 

 

pezzo unico / unique piece

 

catalogo pubblicato da CAF, Milano@tamtamarchitettureinscatola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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