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INTORNO AI VASI SACRI • EXHIBIT

30.3.2017

 

 

 

 

 

INTORNO AI VASI SACRI. 

Cinque maestri del design italiano ripensano il calice

 

Se vi sono state epoche in cui la relazione tra la Chiesa e i creativi (architetti, designer, artisti) è stata fondante e condivisa, sicuramente oggi tale rapporto appare faticoso. Per questa ragione è necessario tornare a discutere di design

e di sacro, mostrando, per exempla, progetti in cui la ricerca estetica e la ricerca

di significato trovino una sintesi felice. 

Abbiamo quindi chiesto a cinque maestri del design italiano di progettare

un calice. “Perché il calice?” Non solo perché si tratta del vaso sacro di maggiore importanza nella liturgia eucaristica, ma anche perché possiede una forma facilmente comunicabile al di là delle personali afferenze e conoscenze religiose. 

Infine “perché questi cinque designer?”. Perché Antonia Astori, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Alessandro Mendini e Paolo Rizzatto appartengono,

per percorso e straordinaria capacità, alla genia dei maestri (e maestro è colui

che può affrontare temi complessi e sedimentati, ricchi di addentellati simbolici

e contemporaneamente di specificità funzionali). E poi perché, nella loro storia progettuale, possiamo riconoscere la volontà di creare oggetti densi di significato e destinati a durare nel tempo: esattamente le premesse necessarie ad affrontare la sfida del disegno di un nuovo calice.

 

Antonia Astori affronta il tema del calice all’unisono in chiave di riduzione

e di ampliamento. ‘Riduzione’ in quanto dimensionalmente propone un calice

“da viaggio”, forse a indicare una concezione della fede più personale che non legata alle grandi celebrazioni collettive. Viceversa ‘dilatazione’ in quanto la base del calice, un gambo senza piede, viene traforata come un cielo stellato,

a far intravvedere una misteriosa luce dorata sottostante.

Peculiare anche la scelta della forma semi-sferica per la coppa. 

 

Riccardo Dalisi sostiene da sempre il valore del progetto e non della materia

con cui il progetto viene realizzato. Il calice da lui progettato risente fortemente

di questo approccio, nonché della sua parallela attività di scultore.

Una materia povera come il lamierino di rame, saldato con brutalistica evidenza, viene sagomata a forma di cuore. Al calice si appoggia poi un Ecce Homo, giustamente provato e filiforme: unico dei cinque calici in cui si percorra

la strada della raffigurazione diretta della Passione.

 

Michele De Lucchi progetta un calice che dimostra una profonda conoscenza

dei significati e dei riti. La parte inferiore del suo calice, le fondamenta, sono

in realtà una simbolizzazione del monte Calvario, scabro e martellato, e, ancor più in basso, ai piedi della montagna da scalare, troviamo una piccola croce in rilievo. Sopra questo “calvario” si erge la perfezione lucente della coppa destinata

a contenere il vino/sangue. 

 

Alessandro Mendini progetta un calice che ha l’assolutezza di un disegno

infantile (come afferma lui stesso: tracciato da un “bambino mistico”)

e contemporaneamente l’eleganza di un oggetto viennese dell’inizio del secolo scorso. Ce lo dimostrano le proporzioni inedite e, sul gambo sottilissimo,

una sequenza di incisioni che, attraverso la ripetizione di forme geometriche primarie, ci parla degli inizi della storia. 

 

Paolo Rizzatto cita, non a caso, Piero della Francesca, il più straordinario

e volumetrico dei pittori rinascimentali. Nella tavola di progetto il calice sta lì,

sul bordo del Sepolcro, mentre il Cristo ascende al cielo: ci viene ‘dato in alternativa’. Per questo motivo la forma a doppio cono raccordato si illumina

di una piccola invenzione: una croce, ma non sovrapposta al volume,

piuttosto scavata nel pieno. Ovvero una croce di luce. 

 

 

 

 

Although there have been times when the relationship between the Church

and the creative (architects, designers, artists) was fundamental and widespread, today this connection is nothing short of strenuous. For this very reason, we must return to discuss design in sacred art, with examples of projects that successfully combine aesthetics and the search for meaning. 

So we asked five renowned Italian designers to create a chalice. “Why a chalice?” Not only because it is the most sacred vessel in Eucharistic liturgy, but also because it has an easily communicable shape that goes beyond personal affiliations and religious knowledge. 

And finally, “Why these five designers?” Because Antonia Astori, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Alessandro Mendini and Paolo Rizzatto have the extraordinary experience and expertise attributable only to masters (capable of dealing with complex and deeply rooted themes, simultaneously rich in symbolic reference

and in functional specificity). And because in their designs we can recognise

the desire to create meaningful objects intended to last: they have skillset necessary to take on the challenge of designing a new chalice. 

 

Antonia Astori approached the chalice with a combination of reduction and expansion. ‘Reduction’ in terms of size, since Astori proposes a “travel” chalice, perhaps indicating a more personal, individual conception of faith, unrelated

to large group celebrations. ‘Expansion’ since the base of the chalice, a stem without a foot, is perforated like a starry sky, providing a glimpse of the mysterious golden glow underneath. The semi-spherical shape of the bowl

is also an interesting choice. 

 

Riccardo Dalisi always supports the value of the project rather than the material from which it will be made. The chalice he designed is strongly influenced by this thesis, as well as by his passion for sculpture. The inexpensive and available copper plate welded in brutalist forms, wraps around to form a heart.

On the chalice rests an Ecce Homo, rightly poor and threadlike: the only chalice out of the five that chose direct representation of the Passion. 

 

Michele De Lucchi designs a chalice which shows a deep understanding of the meaning and ritual. The foundation of the chalice symbolizes Mount Calvary, rough and hammered, and further down, at the foot of the mountain to climb,

we find a small cross in relief. Above “the Calvary” stands the gleaming perfection of the bowl intended to hold the wine.  

 

Alessandro Mendini designs a chalice with the absolute nature of a childish drawing (drawn by a “mystical child”, says himself) and simultaneously the unrivalled elegance of a Viennese object from the turn of the XIX century.

This is evident in its unprecedented proportions and in the sequence

of engravings on the thin stem, which through the repetition of primary geometric shapes, allude to the beginning of time. 

 

Paolo Rizzatto unsurprisingly mentions Piero della Francesca, one of the most extraordinary and volumetric Renaissance painters. In the design drawing,

the chalice is there, on the edge of the tomb, as Christ ascends to heaven:

offering us ‘an alternative’. For this reason, the double cone shape is ‘illuminated’ with a small invention: a cross, not placed on top of but carved into the chalice.

A cross of light. 

 

 

Mostra

INTORNO AI VASI SACRI. Cinque maestri del design italiano ripensano il calice

progetti inediti di Antonia Astori, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi,

Alessandro Mendini e Paolo Rizzatto

 

Curatori

Marco Romanelli e Carlo Capponi

con la collaborazione di Laura Lazzaroni

 

assistenza all’allestimento museale

Mariacristina Sironi

 

 

Esecuzione dei calici

Laboratorio di cesello, Scuola Beato Angelico, Milano 

 

Graphic design

GB studio, Milano

 

Fotografie

Carlo Gilioli

 

Museo

Milano, Complesso Museale “Chiostri di Sant’Eustorgio” 

 

30 marzo - 30 aprile 2017

 

Catalogo

Corraini edizioni, con prefazione del Cardinale Angelo Scola e testi di Natale Benazzi, Luca Bressan, Umberto Bordoni, Carlo Capponi, Claudia De Benedetti, Chiara Maggioni e Marco Romanelli.

 

 

La mostra è stata resa possibile dal contributo di Material Connexion Italia.

Ha inoltre il supporto di Triennale di Milano/Triennale Design Museum

ed è sotto l’egida del Vicariato alla Cultura della Arcidiocesi di Milano

e del Museo Carlo Maria Martini -Museo Diocesano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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